Qualità dell’aria, Medici per l’ambiente: bisogna sapere quante persone respirano aria inquinata
ISDE-Associazione Medici per l’Ambiente chiede di rafforzare il recepimento della direttiva europea sulla qualità dell’aria. Laura Reali, Giunta nazionale ISDE: «Non basta contare i superamenti delle centraline: dobbiamo sapere quante persone respirano aria inquinata, quanto sono esposte e quanto stiamo riducendo questa esposizione».
Serve più salute nelle politiche sulla qualità dell’aria. Bisogna passare da una valutazione basata soprattutto sul superamento dei valori di inquinamento registrati dalle centraline a una conoscenza più precisa dell’esposizione effettiva della popolazione ad aria inquinata. È la richiesta fatta da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente che nei giorni scorsi è intervenuta in audizione nell’ambito dell’esame dell’Atto del Governo n. 435, lo schema di decreto legislativo che attua in Italia la direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente.
La richiesta: rafforzare il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria e mettere al centro la salute, l’esposizione della popolazione e la tutela delle persone più vulnerabili.
Inquinamento vs salute
Nel suo intervento, Laura Reali, medico pediatra e componente della Giunta nazionale ISDE, ha sottolineato come il recepimento della direttiva non rappresenti soltanto un adempimento ambientale, ma debba essere considerato un vero e proprio intervento di prevenzione primaria.
L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ogni anno nel mondo 8,1 milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’aria inquinata, mentre l’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che solo in Italia l’esposizione agli inquinanti atmosferici provochi decine di migliaia di decessi prematuri all’anno.
Le politiche per la qualità dell’aria vanno rafforzate. Il progetto nazionale ISDE “Cambiamo Aria”, che dal gennaio 2025 monitora la qualità dell’aria nelle principali città italiane, mostra come valori critici e livelli di esposizione rilevanti non riguardino soltanto la Pianura Padana, ma interessino numerosi contesti urbani del Paese.
«Gli effetti dell’inquinamento atmosferico non sono soltanto respiratori e cardiovascolari – ha ricordato Laura Reali – L’inquinamento può interferire anche con lo sviluppo complessivo e neurologico del bambino. La vulnerabilità inizia già nella vita fetale, attraverso l’esposizione materna, e prosegue nell’infanzia e nell’adolescenza».
Non solo centraline
ISDE chiede di superare la valutazione basata solo sul rispetto o superamento dei valori registrati dalle centraline e di misurare l’esposizione della popolazione all’aria inquinata.
Chiede che gli indicatori di esposizione media al PM2,5 e al biossido di azoto siano “pubblici, comprensibili e confrontabili nel tempo e che le unità territoriali utilizzate per valutarli siano in grado di rappresentare anche le situazioni locali più critiche. Medie calcolate su territori troppo ampi, infatti, rischiano di nascondere condizioni molto differenti, in particolare negli agglomerati urbani e nelle aree industriali o portuali”.
«Non basta sapere se una centralina supera un limite: occorre conoscere quante persone respirano aria nociva, per quanto tempo e come varia la loro esposizione», ha affermato Reali.
Integrare ambiente e sanità
Ambiente e sanità devono essere integrati, i piani per la qualità dell’aria devono comprendere gli effetti sanitari dell’inquinamento e i benefici attesi dalle misure di risanamento.
Bisogna poi prestare attenzione alle persone più vulnerabili e ai luoghi che frequentano: scuole, servizi per l’infanzia, ospedali e strutture sanitarie e sociosanitarie, oltre ai quartieri caratterizzati dai maggiori livelli di esposizione.
«L’inquinamento atmosferico è anche un fattore di disuguaglianza – ha sottolineato Reali – perché colpisce soprattutto chi vive, studia o lavora nelle aree più inquinate e ha minori possibilità di proteggersi».
Accanto all’intervento di ISDE è stato presentato un documento tecnico di proposte di modifica all’A.G. 435, elaborato come contributo in collaborazione con Kyoto Club, Transport & Environment, Clean Cities, Cittadini per l’Aria e Torino Respira, che propone di rafforzare il decreto e migliorarne alcuni aspetti.
ISDE ricorda infine che i nuovi valori limite europei da conseguire entro il 2030 rappresentano un importante avanzamento, ma non coincidono ancora con i livelli raccomandati dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità.
«Il 2030 deve essere una tappa, non il punto di arrivo – ha affermato Laura Reali –. Il decreto deve orientare progressivamente le politiche nazionali e territoriali verso i valori dell’OMS. L’obiettivo finale non è soltanto migliorare i dati ambientali, ma ridurre il numero di persone, e soprattutto di bambini, che si ammalano a causa dell’aria che respirano».