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    Home»Consumatori e Tutela»Dazi e isteria. Il punto di vista ACP
    Consumatori e Tutela

    Dazi e isteria. Il punto di vista ACP

    Armando MansuetoArmando Mansueto7 Aprile 20253 Mins Read21 Views
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    Nel dibattito sui dazi imposti dagli Stati Uniti, sta prevalendo un clima di isteria, alimentato tanto dalla risposta confusa dell’Unione Europea quanto dalla narrazione mediatica allarmistica. Il presidente americano viene descritto come un sabotatore dell’ordine globale, ma questa narrazione ignora una verità scomoda: quell’ordine ha prodotto per decenni squilibri profondi, colpendo progressivamente il reddito e la sicurezza di ampi strati della popolazione nelle economie avanzate.

    ACP rifiuta l’idea che la globalizzazione vada difesa a prescindere.

    «La premessa da cui partire – osserva Gavino Sanna, presidente ACP – è che non esiste una contrapposizione tra lavoratori e consumatori, perché chi consuma lo fa quasi sempre grazie a un reddito da lavoro, attuale (stipendio, incassi da autonomo) o maturato (pensione),  dire che la globalizzazione avvantaggia i consumatori non ha alcun senso. Il vero conflitto è tra chi vive (e consuma) grazie al lavoro e chi si arricchisce sfruttando la mobilità del capitale finanziario».

    Per questo, secondo ACP, la risposta alle politiche di Trump non può limitarsi a difendere un sistema che, da decenni, ha progressivamente impoverito e precarizzato il lavoro. Non si tratta di essere pro o contro Trump: si tratta di cogliere l’occasione per ripensare un modello al capolinea, smettendo di inseguire soltanto il mito del prezzo più basso.

    È tempo di puntare maggiormente sul rilancio della domanda interna, in Italia compressa da trent’anni di stagnazione salariale. Il modello mercantilista, oltre una certa soglia, genera squilibri insostenibili: ed è proprio questo che stiamo vivendo.

    Anche Paolo Turati, economista e dirigente ACP, sottolinea come la reazione europea sia stata la peggiore possibile: «Alla conferma dei dazi americani – spiega Turati – l’UE ha risposto con contromisure isteriche, annunciando contro dazi, che sono l’unica cosa da non fare». In una situazione di squilibrio commerciale, i dazi possono funzionare solo per chi è in deficit, per chi è in surplus, come l’UE, rispondere con contro dazi è una mossa priva di efficacia.

    ACP sottolinea che gli effetti della globalizzazione non sono stati improvvisi, ma progressivi. Dagli anni ’60 in poi, il patto implicito che reggeva l’economia occidentale – salari dignitosi in cambio di lavoro – è stato gradualmente sostituito da un meccanismo basato su compressione salariale e indebitamento per sostenere i consumi.

    Lo stesso Mario Draghi, in un incontro al CEPR di Parigi ha dovuto ammettere: «Il modello economico basato su salari bassi non è più sostenibile». Confessione clamorosa: proprio Draghi, che da presidente della BCE ha contribuito a imporre all’Italia austerity e compressione salariale, ora riconosce il fallimento di quelle politiche.

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