“È alquanto strana la vicenda che coinvolge quasi trecento interventi di efficientamento energetico nel territorio fiorentino, dove le imprese S.r.l. e gli studi tecnici operavano con un prestanome. Fino a qui nulla di illecito, se non fosse che questi ultimi si siano dati alla fuga prima di terminare i lavori, lasciando i committenti in balia delle loro sorti e rendendosi, alla fine, irreperibili ai solleciti dei clienti. Come se non bastasse, hanno provveduto anche a spostare la propria sede dalla Toscana alla Campania.
L’immagine che meglio raffigura questa vicenda è quella di una stanza di circa venti metri quadrati, che ha consentito, con la complicità di pochi controlli preventivi, di fatturare milioni di euro per lavori mai realizzati o effettuati con risorse economiche di gran lunga inferiori rispetto ai capitolati d’appalto firmati, ingenuamente, dai committenti. Il Presidente Benedetto Tuci a supporto di quanto affermato dalla Federconsumatori fa presente che solo con questi circa trecento casi, da noi descritti, si arriva a 200 milioni di danni.
Ancora una volta dobbiamo sfatare il mito che a pagare sarebbe stato lo Stato: i controlli, già avviati, in caso di incongruenze produrranno richieste di chiarimenti che dovranno essere fornite direttamente dai committenti. Tutto sarebbe più semplice se questi avessero a disposizione i documenti previsti dalla normativa per accedere al Superbonus 110%. Tra questi, ne citiamo alcuni come:
· L’asseverazione iniziale, che deve contenere, tra gli altri, la dichiarazione di conformità del bene e l’APE (Attestato di Prestazione Energetica);
· L’asseverazione finale, che deve produrre il certificato di efficienza energetica.
Al di là dei documenti citati, a scopo esemplificativo e non esaustivo, sottolineiamo l’importanza delle certificazioni dei prodotti installati, insieme alla certificazione del loro corretto montaggio, e la previsione della garanzia. Quanti di questi documenti sono realmente in possesso dei committenti?” – commenta il Presidente del Movimento Consumatori Toscana, Benedetto Tuci
“A complicare ulteriormente la situazione nei condomini è il ruolo cruciale degli amministratori, che in molti casi sono stati delegati con poteri decisionali quasi totali riguardo all’esecuzione dei lavori legati al Superbonus 110%. Tuttavia, qualora emergano difformità o incongruenze nei lavori effettuati, è possibile che gli stessi amministratori debbano rispondere in prima persona per le irregolarità riscontrate. Questo rischio aumenta quando le deleghe ricevute dagli amministratori sono troppo ampie, permettendo loro di decidere senza un’adeguata supervisione da parte dei condomini.
Le problematiche potrebbero non emergere immediatamente, ma piuttosto manifestarsi negli anni successivi, quando gli enti di controllo o gli stessi condomini si accorgeranno di lavori eseguiti non a regola d’arte o di certificazioni mancanti. Questo espone non solo i committenti, ma anche gli amministratori a possibili responsabilità legali e patrimoniali.
In definitiva, il Movimento Consumatori Toscana ribadisce l’importanza, per i committenti, di non firmare contratti o delegare lavori senza aver prima ottenuto tutta la documentazione prevista dalla legge e aver verificato l’affidabilità delle imprese coinvolte. Solo in questo modo sarà possibile tutelarsi da eventuali rischi futuri, evitando di trovarsi coinvolti in procedimenti complessi e costosi. Il Superbonus 110%, pur rappresentando un’opportunità importante per il miglioramento energetico degli immobili, nasconde insidie che, se non gestite adeguatamente, potrebbero comportare gravi conseguenze economiche future per i cittadini.
Per questo motivo, il Presidente del Movimento Consumatori Toscana, Benedetto Tuci consiglia di mettersi al riparo e di intraprendere, laddove necessario, azioni legali per ripristinare situazioni di incertezza che potrebbero comportare gravi conseguenze per i consumatori”.
Movimento Consumatori Toscana: “Ne vedremo ancora delle belle sulla questione dell’ecobonus 110%
Imprese che aprono, chiudono e/o spostano sede con la complicità dei prestanome. A farne le spese, però, diversamente dalle rassicurazioni ricevute, potrebbero essere direttamente i committenti, salvo la corsa ai ripari”.