
Due settimane fa, vi ho introdotto Meta AI, la nuova Intelligenza Artificiale di Meta introdotta su WhatsApp. Quindi, mi sembra giusto consumare il nostro slot bi-settimanale per parlare dell’altra famiglia AI più famosa, la famiglia di OpenAI. Quest’ultima, di cui molti hanno ormai sentito parlare almeno una volta negli ultimi 10 anni, è nata come organizzazione “no-profit” con l’obiettivo di fornire intelligenze artificiali che beneficino all’essere umano. Si pensi che tra i suoi fondatori compare anche il nome di Elon Musk, il proprietario della nota marca automobilistica Tesla, nonché di SpaceX, X (ex Twitter) e PayPal. Solo recentemente OpenAI è diventatata un’organizzazione “capped-profit”, ovvero una forma ibrida, capace di attrarre investimenti, mantenendo però la sua missione originale di sicurezza e beneficio globale.
Chi fa parte di questa famiglia?
Il primo, e di gran lunga il più famoso, è ChatGPT, un AI per comprendere e generare testo come se fosse un essere umano, in modo coerente e pertinente. Come Meta AI, può servire per innumerevoli scopi, dalla conversazione quotidiana all’assistenza dei più disparati bisogni.
Il secondo membro, quello che più di tutti stuzzica la fantasia, è Sora. Questa, a differenza di ChatGPT, che si trova alla sua quarta iterazione, è il membro più giovane, ancora in fase sperimentale, ma di sicuro il più potente: esso è infatti è un efficacissimo modello di generazione foto/video. Il suo obiettivo è quello di creare video realistici e coerenti partendo da semplici descrizioni testuali. I prodotti di Sora, ormai trovabili anche nei più famosi social, sono di alta qualità, così alta che qualche volta sorprende a che punto siamo arrivati con la tecnologia. Sora è il risultato di un processo durato anni e iniziato con l’antenato/padre dell’attuale software: Dall-E. Quest’ultimo, come Sora, è tutt’ora un’AI per la creazione di immagini da testo.
Infine, OpenAI collabora strettamente con Microsoft, la quale ha investito miliardi di dollari per l’integrazione dei modelli di OpenAI nelle sue piattaforme: un esempio è Copilot, l’AI di Microsoft che possiamo trovare nei software che usiamo quotidianamente, come Office (Word, Excel, ecc.).
Un appunto finale: questa rubrica ha uno scopo preciso che è bene, a questo punto, rimarcare. Il suo obiettivo è rendere i cittadini più consapevoli del mondo digitale che li circonda: proprio per questo motivo, ritengo che un’introduzione di tali mezzi, come abbiamo fatto in questo appuntamento, sia doverosa poiché rappresenta un passo in più verso la loro comprensione. Descrivere le capacità, strabilianti, di questi software, è quindi cruciale. Però, da buon consumatore, vi lascio con due domande, che ci serviranno per i nostri appuntamenti futuri:
1. Tutto questo è “gratuito”? In altre parole, le AI sono ad “impatto zero” da un punto di vista sociale, economico, ambientale? Cosa c’è dietro ad ogni nostra richiesta alle AI?
2. Facciamo conto che creiamo del testo con ChatGPT o un’immagine con Sora…scatta nella testa una domanda, a prima vista banale, ma molto complessa: chi è l’autore del testo/immagine?
Al prossimo appuntamento!