
Per prima cosa chiedo scusa ai lettori per due ragioni: il ritardo nell’uscita bisettimanale del blog e per il titolo, forse eccessivo, che però nasconde una domanda che prima o poi richiederà una risposta.
Notizia da SkyTg24: il governo albanese ha presentato “Diella”, una ministra virtuale basata sull’intelligenza artificiale con il compito principale di contrastare la corruzione negli appalti pubblici. Il nome, che in albanese significa “sole”, richiama la trasparenza che l’esecutivo intende portare in un settore storicamente segnato da scandali e infiltrazioni legate a traffici illeciti. Già impiegata come assistente digitale sul portale e-Albania per agevolare l’accesso ai servizi e ai documenti ufficiali, Diella adesso valuterà le gare e deciderà i vincitori in base al merito, sostituendo l’arbitrio umano nei passaggi più delicati. L’iniziativa è un esperimento senza precedenti in Europa e punta a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Un plauso va senz’altro al governo albanese: l’idea, per quanto possa apparire sorprendente, è interessante e segna un passo verso l’integrazione delle IA nei meccanismi sociali, tema a cui l’Europa sembra dedicare attenzione limitata, complice anche il contesto geopolitico ed economico instabile che la circonda. Ciò che però ci preme sottolineare è il rischio di fraintendimento del messaggio principale. Le IA possono certamente snellire e rendere più trasparenti burocrazie che oggi costituiscono labirinti procedurali (in particolare nel nostro Paese) ma non sono la soluzione universale. Non basta mettere un’IA “al comando” per estirpare corruzione e favoritismi, soprattutto se i progettisti di quest’ultima non hanno principi politici integri.
Sia chiaro, questo non è un’accusa rivolta a “Diella” o al governo albanese: anzi, in cuor nostro, ci auguriamo che l’esperimento diventi una risorsa esemplare, un esempio per gli altri Stati per gli anni a venire. Il ragionamento di oggi è bensì più ampio, forse più “futuristico”: vogliamo interrompere l’idea che un’IA da sola possa risolvere problemi che affliggono l’essere umano da secoli, se non millenni. L’intelligenza artificiale può contribuire a questi scopi solo se esiste anche la volontà umana di interrompere certi “vizi” consolidati.