Il 2025 è iniziato da quasi un mese ormai, lasciando alle spalle un anno un po’ particolare
e tortuoso. Una cosa che mi ha fatto molto riflettere in questi giorni è stata la scelta della
parola dell’anno 2024, Secondo l’enciclopedia Treccani la parola che meglio lo
rappresenta è “RISPETTO”.
Adoro il significato e i valori che porta con sé questa parola, in quanto sono le fondamenta
su cui si basa una relazione fra essere umani e tutto ciò che ci circonda.
Purtroppo ad oggi, ancora non tutti hanno il rispetto che meritano, ma quando lo sai, ma
non lo vedi, il tuo egoismo te lo fa percepire come un qualcosa di lontano, quasi astratto,
per il quale provi un dispiacere, ma ti scivola via molto velocemente e torni alla tua vita, i
tuoi problemi, la tua routine.
Io stesso ho provato questo.
Poi l’ho visto.
Mi Sono recato a Bari per svolgere alcune interviste con delle persone scappate dai propri
paesi e ho visto gli occhi di un ragazzo come me avvolti dalla paura, il suo sguardo era
come tante lame che mi infilzavano la pelle, ho percepito il dolore, la frustrazione di una
persona, un essere umano che ha subito violenze mostruose.
Quindi mi sono chiesto, dov’è il rispetto?
Essere un perseguitato politico, perché hai una visione diversa, questo è il rispetto?
Trascorrere 27 ore dentro il bagaglio di una macchina come un oggetto e poi rinchiuso
dentro uno scantinato in Libia, fuggire dalla propria casa dai propri genitori, costretto a
scappare da persone che si approfittano di te. Infine il miraggio della salvezza, dove credi
di aver raggiunto uno stato civile, comprensivo, ma la prima cosa che ti presentano è la
compilazione per una fideiussione bancaria di 4.938 euro per evitare il centro per il
rimpatrio, forse questo è rispetto?
Essere usato in ogni modo possibile, e questo è solo l’inizio di un cerchio di sfruttamento
che non si ferma mai.
Dopo questa drammatica esperienza che mi ha sbattuto in faccia una verità dura e senza
pietà, ho conosciuto un’altra realtà.
Ritornato ad Arezzo, Abbiamo incontrato un gruppo di ragazzi indiani, miei coetanei, alcuni
nati in italia e per certi versi molto più Toscani di me, altri che ci vivono ormai da anni. Il
gruppo si è dato l’obbiettivo di creare un’associazione con l’obbiettivo di far conoscere la
propria cultura al popolo che li accoglie e aiutare gli indiani che si vogliono integrare nel
nostro paese.
Parlando da ragazzo di 26 anni vorrei più iniziative così, che mi arricchiscono dal punto di
vista sociale e culturale, ma purtroppo vedo che qualsiasi tentativo di portare nuove idee e
culture viene visto come un tentativo di distruggere i valori altrui. I recenti sviluppi politico
sociali mi destano non poche preoccupazioni, in previsione di una società sempre più
chiusa su stesse e sempre più cattiva verso il prossimo.
Se la parola RISPETTO sia azzeccata o meno lo lascio a voi.
Intanto vediamo cosa ci riserva questo 2025 che per ora, ahimè, non è partito proprio
benissimo.
Mansueto Elia.